La linea del fuoco.

Storia degli operai e del reparto aste alla Breda Fucine.

 

Sesto San Giovanni, periferia nord di Milano, città ridotta in frammenti sospesi tra la produzione e un futuro da tecnocity, agenzie per lo sviluppo, piani di conversione, tradizione operaia, civiche scuole d�arte, fabbriche che spariscono e musei che chiudono. Le acciaierie Falk sono ancora di Falk ma sono spente, la Breda era dell�Iri e adesso non è più di nessuno, la Pirelli s�è trasferita, la Marelli quasi disciolta. Sesto aveva un turn over micidiale: 30.000 operai ogni dieci anni, in una città di centomila abitanti; l�anagrafe deve sembrare un campo di battaglia, quando si scrive che era un centro operaio bisognerebbe tenerne conto. Chi abita adesso a Sesto è probabilmente qualcuno che non c�era trent�anni fa. La memoria che se ne conserva non è di nessuno, sono i capannoni con già sopra scritti i piani di ristrutturazione residenziale e i pensionati ai giardini che non possono essere ingannati. La giunta comunale riempì gli incroci vent�anni orsono con grandi cartelli stradali bianco, rossi e verdi con sopra scritte frasi della costituzione italiana; adesso vogliono far lo stesso per ricordare le grandi fabbriche e mettere delle insegne "qui sorsero le acciaierie", "in questa piazza c�era l�ingresso delle tute blu verso le catene di montaggio" e "ecco il reparto dove su trenta operai trenta entrarono nelle squadre di azione partigiana". Ne vogliono cavar fuori un museo urbano, come per certi paesi montani dell�appennino, rendere l�onore delle armi e mettere a riposo i combattenti dell�unica guerra mondiale che non ha avuto un trattato di pace e che produce ricchezza maldivisa e morti al ritmo di qualche migliaio. In Italia, nell�anno di grazia mille e novecentonovantasette.

Finito il corso mi misero su quella macchina, enorme, almeno tre metri per quattro, dove saldavamo le aste. Mi sentivo felice; dopo quattro anni finalmente ero entrato in una fabbrica vera, operaio saldatore. Avevo dei guanti lunghi e un grembiule. Scendevano delle aste per il preriscaldo del giunto, un manovale le sistemava sotto la macchina, poi si chiudeva e si faceva la saldatura. Per poter lavorare con quelle temperature e le scintille, c�erano delle coperte di amianto che mettevamo sopra il pezzo; ogni cento, duecento aste, la coperta era bruciata e ridotta in polvere, e bisognava cambiarla. Lavoravamo in quattro a quella macchina; adesso sono morti tutti e tre, sono rimasto io solo come vivente. Saldavamo le aste alla Breda Fucine, riparandoci gli occhi e le mani con l�amianto. C�era un mio collega che veniva da Bergamo, mi ricordo benissimo, veniva mezz�ora prima per accendere il fuoco e aprire il tetto per cacciare fuori la nuvola di fumo delle saldature del giorno prima. C�era polvere dappertutto. Lì si usava un metodo che si chiama saldatura a scintillio: i due pezzi venivano riscaldati e poi con un corrente fortissima si fondevano l�uno con l�altro. A volte dei frammenti cadevano nella vasca di recupero dell�olio e si incendiava il macchinario. E allora dovevamo scendere sotto e spegnere il fuoco con dei piccoli estintori; ci tenevano fermi per un�ora, un�ora e mezzo e poi si riprendeva il lavoro. Io su questa macchina ci ho lavorato dal �74 fino all�83, dieci anni. Ci davano il mezzo litro di latte al giorno se cominciavamo a tossire o a vomitare; a volte i sindacati ci facevano fermare ma non c�era nessuna resistenza; non mi dicano che difendevano gli operai, a me e ai miei compagni non ci ha difeso nessuno. È venuta anche la Ussl, il servizio di medicina preventiva per gli ambienti di lavoro, che ha fatto la relazione indicando punto per punto tutto quello che non andava, e teniamo tanto di documentazione su quel reparto mattatoio. Al padrone gli interessava il lavoro, che lì fosse pericoloso o micidiale se ne sbatteva. È morto Crippa Giovanni, poi Franco Camporeale, poi Megna, insomma a distanza di cinque, sei anni son morti più di dieci. In un reparto di ventisei persone son morti in diciannove, e quattro stiamo combattendo la morte.

Chi ha vissuto a Sesto San Giovanni si ricorda il rosso sopra i tetti a rombo delle fonderie, aperti di notte per ripulire gli stanzoni, e il villaggio Falk, di case per gli operai vendute con la cessione del quinto dello stipendio. Si ricorda la metropolitana che non c�era e i cortei che andavano a piedi fino al confine con Milano per raggiungere il concentramento. E anche gli anni della crisi, le scuole del Parco Nord con la colletta per i figli dei cassintegrati, le biblioteche in ogni quartiere, e l�orgoglio un po� stupido di non essere Cinisello o Bresso ma la "Stalingrado d�Italia". C�era lo stabilimento del Campari, con la villa e il bellissimo giardino chiusi da muri in cemento con i cocci di vetro perché non si scavalcassero, e una follia di targhe per i partigiani uccisi dai fascisti, la Villa Ghirlanda sede dell�Anpi e il palazzo del comune disegnato da Bottoni (ma nessuno lo sa) e fotografato nei manuali per architetti. Per Sesto passano quelli che dalla Brianza vanno a Milano, ma difficilmente ci si ferma perché la sera c�è poco da fare. Non ci sono grandi negozi che facciano concorrenza o discoteche o ristoranti da preferire a quelli del capoluogo e a Sesto non è nato nessuno di famoso.

Io non chiedo niente, chiedo giustizia, per me e per i familiari dei miei compagni. È chiaro, dopo che han visto i morti, han preso questo reparto e l�han fatto sparire. Quando gli americani hanno portato la macchina c�era un mio capo, che adesso sta male, sta malissimo, un certo Gobbo, che gli ha chiesto come mai la vendessero. Gli han risposto che finalmente se ne sbarazzavano. È chiaro, l�avranno pagata una fesseria. A loro interessava il lavoro, tanto anche se muoiono gli operai non è una grande mancanza. Io ho un linfoma maligno, non so chi devo ringraziare, ho avuto vari interventi ma voglio viverci con questo tumore, a tutti i costi. Ho visto morire i miei colleghi, e ancora continuano. L�ultimo è morto due settimane fa, il Morano. Perché lì oltre all�amianto - adesso l�amianto fa paura - era tutto l�insieme. Morano era un molatore, ma c�erano gli oli bruciati, il cromo, il nichel, fusi, polverizzati. Diciamo l�amianto, ma era il lavoro a ucciderci. Poi, tanto per completare, l�ex Breda Fucine, che è diventata Breda Energie, m�aveva anche sbattuto fuori in cassa integrazione. Meno male che il privato che ha comprato la Breda, m�ha fatto il passaggio diretto e mi ha assunto come custode; perché io devo ancora finire i miei trentacinque anni di lavoro, lavoro dipendente, per andare in pensione.

Nessuno dei lavoratori della Breda ha finora ottenuto la qualifica di lavoro usurante. A nessuno dei famigliari dei morti è stata riconosciuta una pensione. Il 12 luglio il comitato dei malati e dei famigliari ha posto una lapide per gli oramai trentuno lavoratori morti di tumore. Ma si tratta di una parte. Moltissimi degli operai venivano da fuori e sono tornati a casa, e non è possibile sapere come stiano. Una dirigente della Ussl di Sesto si sta dando da fare. Per legge può richiedere le cartelle mediche in giro per tutta Italia, ma ha bisogno di conoscere nome, cognome e residenza. Ci vorrebbe quindi l�elenco completo, ma la Breda non molla i libri delle assunzioni e i mansionari, e allora si procede a tentoni, cercando di ricordare dove andasse a trovare i parenti quello che ti stava accanto vent�anni prima al tornio, come diavolo facesse di cognome, o se qualcuno lo sente ancora. Il pretore signora Vigna, ha in mano una denuncia. Per strage sono stati denunciati i dirigenti della ex Breda che hanno ricevuto il rapporto dello Smal e non ne hanno fatto nulla. Per strage l�Efim, proprietario della Breda, per concorso. Per omissione in strage i sindacalisti responsabili che a conoscenza degli effetti letali di quel ciclo produttivo non hanno fatto quel che dovevano. La legge italiana prevede per chi svolge un lavoro pericoloso una diminuzione degli anni di versamenti pensionistici pari al cinquanta per cento. È una norma statistica, non un principio di classe; dove sul lavoro si rischia la vita è sufficiente la metà dei contributi perché parte dei lavoratori non arriverà mai all�età pensionabile. Spetta all�Inps accogliere le domande di riconoscimento, che dev�essere cura del singolo lavoratore compilare. Se fossero state accettate le prime richieste degli assunti al reparto aste della Breda oggi avremmo centinaia di riconoscimenti a Sesto, migliaia a Monfalcone, Taranto, Torino. E non solo, perché se fosse riconosciuta la pericolosità di quelle mansioni, dato che le saldature vengono a tutt�oggi eseguite in altro modo, e dato che già nel 1978 l�ente competente aveva segnalato la nocività di quei reparti, che cosa dovrebbero rispondere coloro che decisero lo stesso di tenerlo in funzione?

È difficile ricostruire la storia. Generalmente uno muore e tende a nascondere la malattia; non la vede mai come un fatto sociale. Ci vuole una voce comune, un�organizzazione perché vengano fuori e ti raccontino quel che hanno subito. Abbiamo potuto cominciare a contare i morti solo quando i familiari o gli amici avevano sentito da qualche parte del comitato e sono venuti a trovarci. Io sono nato a Noicattaro, un paesino in provincia di Bari. In casa eravamo in undici, mio padre era custode comunale, mia madre una casalinga. A me piaceva lavorare, avevo buona volontà. Ho fatto il muratore, ho aiutato i pescatori, anche il contadino ho fatto perché Noicattaro è un centro dell�uva da tavola, l�uva "regina"; ma il lavoro era quello che era e ho preferito emigrare. Ho preso il treno, da solo, quando davvero si viaggiava con le valigie di cartone e per i primi tempi mi ha ospitato uno del mio paese, Spagnolo si chiamava. Sono arrivato a Cologno e mi ricordo benissimo quando vidi il metrò che dissi: sono matti, il treno sotto terra. Però erano i tempi belli. Io non vado a sputare nel piatto dove mangio. Alla Breda ho dato, però ho anche avuto; ai pendolari, a qualcuno, davano la casa. Dopo sposato io ho avuto la casa Breda, pagavo l�affitto ma basso, e quando la fabbrica ha chiuso ce le hanno vendute le case, e ci abitiamo ancora adesso. A loro faceva comodo avere gente che lavorasse, che avesse buona intenzione di lavorare. Quando sono venuto a Milano io non conoscevo neppure che cosa fosse la pinza, quando m�hanno portato in forgia per me era tutto da imparare. Milano era come fosse l�America e volevo vederla. Poi ci sono rimasto. In sostanza non è che stavo male, io la malattia l�ho scoperta nel �92, però faceva impressione vedere come si lavorava, mi dicevo: ma possibile, ci si lavora così a Milano? Credevo che non ci dovessero essere come giù nel meridione, in Sicilia, i padroni dietro, invece m�ha deluso la fabbrica. Ho dovuto prendere la mia ragazza da giù perché mi sentivo solo. Subito mi sono sposato e abbiamo costruito una famiglia; il lavoro c�era, la casa l�avevo, ed era quello il significato, di crearmi una famiglia.

Nel 1969 a Milano i servizi segreti mettono una bomba alla Banca dell�Agricoltura in piazza Fontana, accusano Valpreda, uccidono Pinelli. Ci sono gli scioperi duri per il rinnovo del contratto. Centomila meridionali, come ogni anno dal 1967 al 1974, giungono alle fabbriche del nord e oltre sei milioni e mezzo di lavoratori sono iscritti al sindacato. Tecnici dell�Ibm di Milano si uniscono a impiegati della Sit-Siemens e a operai della Pirelli per formare il Collettivo Politico Metropolitano, che è la prima formazione della Nuova Sinistra. Luigi Longo è il segretario del Partito Comunista. Tra i chimici di Castellanza nasce il nucleo di Medicina Democratica con Luigi Mara e Giulio Maccacaro. Le Brigate Rosse compiono le prime azioni, studenti del collettivo di Giurisprudenza formano il Soccorso Rosso. De Gaulle in Francia dichiara che la ricreazione è finita e che sotto le pietre non c�è più la spiaggia. In Viet Nam, conclusa l�offensiva del Tet, gli Stati Uniti continuano a perdere la guerra mentre trasformano le campagne in deserti di fuoco e ferro. Nella Repubblica Popolare di Cina, la rivoluzione culturale è al suo culmine. E Giambattista Tagarelli arriva a Milano.

Erano gli anni che si poteva. La Breda Fucine era una delle fabbriche dove si poteva. Una volta i brigatisti hanno preso un capo e lo hanno legato a un albero. Io che venivo da un paesino, vedere quelle cose, leggere i loro comunicati in bacheca, faceva paura. Ma il sindacato era forte e io ho sempre avuto la tessera. Solo quando ci siamo ritrovati, io e i miei compagni di reparto, tra morti e malati, non mi sono più iscritto, anche se le ho conservate tutte le tessere con i bollini. Il mio sindacato faceva solo politica, ma agli operai niente. Io in un sindacato così non ci potevo stare, con la storia delle compatibilità. Ma quale compatibilità? Se le fabbriche sono incompatibili con la società è un problema dei padroni, non nostro. Ci siamo organizzati in un comitato proprio per questo: per avere il coraggio di difenderci da soli. Abbiamo il diritto di difenderci, diritto di essere risarciti, tutti.

Ci sono più di tre milioni di metri quadri di aree dismesse nei dintorni di Sesto. E c�è un consorzio misto, e un�agenzia per lo sviluppo dell�area a nord di Milano che deve gestire quel patrimonio. Ma Tagarelli e i familiari delle vittime si ritrovano nelle stanzette di una cooperativa editoriale. Hanno creato una società di servizi appositamente studiata per sostenere gli imprenditori che volessero collocare la produzione all�interno delle aree dismesse, ma la loro idea di futuro si ferma a questo. Fino a poco tempo fa il comitato di Tagarelli era ospitato in una vecchia cascina occupata dai cassintegrati Breda e Marelli; la solidarietà era stata immediata, e una riunione in più nei locali rimessi a posto e riscaldati non era un problema. Poi la giunta progressista di Sesto ha avuto urgente bisogno di quella cascina per farne un centro di recupero per malati psichiatrici e hanno buttato fuori tutti, cassintegrati, comitato, familiari e quant�altro. Adesso vicino alla metropolitana c�è una cascina vecchia di centinaia d�anni sventrata dai bulldozer delle forze dell�ordine e circondata da una palizzata con sopra le scritte degli ex occupanti, e chi ci passa scuote la testa. La Banca di credito cooperativo di Sesto prepara un altro libro fotografico sulla città operaia, hanno rifatto l�arredo urbano di qualche piazza, tolto di mezzo latterie e capannoni e alzato palazzi dall�infruttuosa pretesa geometrica dell�architettura postmoderna con sopra i nomi della Daewoo, della Brembo, della Oracle. Imprese moderne: un marchio automobilistico dall�est asiatico, una ditta che fornisce le pastiglie dei freni anche alla squadra corse della Ferrari, e uno dei colossi del software. Fanno bene i sestesi a scuotere la testa.

C�era la cellula del Pci in fabbrica, erano loro a comandare, non i padroni. A me risultava che il Pci era il partito dei lavoratori, così ho fatto la tessera, la tessera della sezione Ho Chi Min. Se ci fossero anche le formazioni della Nuova Sinistra non mi ricordo, forse Lotta Continua, ma in fabbrica era il Pci. Io mi sentivo già un grande lavoratore appena arrivato dal paesino, puoi immaginarti dopo un anno. Volevo far parte anch�io del partito, ero orgoglioso. E m�ero montato la testa, cercavo di convincere i compagni a fermare il lavoro quando qualcuno stava male, tossivamo, vomitavamo. Però ci spiegavano che era così dappertutto, che poi ci si abituava, che non era questione di respiratori o altro. E dell�amianto non sapevamo nulla. Io andavo anche in sede, per le discussioni. Quand�erano i tempi di Berlinguer qualcosa funzionava, ma fuori dalla fabbrica, solo fuori. Dentro a volte mi toccava anche combattere con i delegati; avevano potere ma lo usavano per i padroni non per gli operai, o forse aveva quel tanto di potere proprio perché stavano con i padroni. Si sono svegliati solo quando hanno visto i morti, anche se ce ne sono voluti dieci perché togliessero il macchinone per la saldatura a scintillio.

L�amianto è un minerale, anzi è una famiglia che comprende sei differenti minerali, tutti nocivi ma in misura diversa. Si va dall�amianto bianco, relativamente poco pericoloso, fino all�amianto blu, il più micidiale. Circa l�ottanta per cento dell�amianto viene estratto in Canada e negli Stati Uniti; l�Italia è stata fino agli anni �80 il principale produttore europeo, con la miniera piemontese di Balangero, per circa 150.000 tonnellate all�anno. È semplice individuare il danno provocato negli organismi dall�amianto: una volta spezzato o bruciato l�amianto si polverizza in particelle minime che respirate vanno a saldarsi con la pleura, formando delle placche che possono ricoprirla quasi per intero. Anche nei polmoni si trovano le tracce dell�amianto; l�organismo infatti si difende avvolgendo con un piccolo guscio di grasso le minuscole particelle di polvere che giungono nei polmoni e un semplice esame istologico può rivelarne la presenza. L�effetto che l�amianto - o asbesto - provoca è l�ingrossamento delle maglie degli alveoli polmonari che smettono di funzionare. In alcuni decessi avvenuti per mesotelioma - un tumore specifico legato all�amianto - si sono contati fino a dieci milioni di "bastoncelli" di amianto per grammo di tessuto polmonare. Respirare l�amianto significa morire per soffocamento degli alveoli polmonari o per mesotelioma, una forma tumorale di ingrossamento della pleura che "schiaccia" i polmoni fino a renderli inservibili. Il danno si manifesta a distanza di circa vent�anni in media, in alcuni casi molto più tardi. Entrambe la patologie sono estremamente rare, in assenza di esposizione all�amianto, circa un caso ogni milione di abitanti. Quanto fa, statisticamente, diciannove morti più quattro malati su ventisei assunti al reparto aste della Breda Fucine?

M�era stata tolta l�invalidità, dopo la prima chemioterapia. Ho fatto ricorso e ho vinto, due settimane fa. È triste pensare che solo adesso so che cosa fossero venuti a fare i tecnici dello Smal nei nostri reparti. Noi pensavano alla polvere, al rumore e agli acidi, invece c�era l�amianto e i tumori. Sapevamo di star male, non di essere sottoposti a un lavoro che avrebbe dovuto ucciderci tutti. Il rapporto dei medici era stato consegnato ai dirigenti, ai sindacati, e al comune. A noi nulla e nessuno ci ha detto alcunché. È andata così: un giorno sto male davvero e mi faccio portare al presidio della Ussl per una visita. Lì c�è la dottoressa Bodini che mi deve visitare, ma come mi vede mi chiede se per caso non mi ha già visto nel tal reparto, dove erano venuti a fare un sopralluogo. Le rispondo di sì, che sono Tagarelli e che lavoro al reparto aste. E lei allora ha dovuto spiegarmi che se l�aspettavano, che l�avevano detto, scritto e fatto leggere. Erano passati più di dieci anni intanto. La Breda doveva essere venduta, il che significava prima farla a pezzi più piccoli, poi rinnovare la mano d�opera e finalmente trovare un acquirente. I padroni si occupavano di quello, giustamente, ma i sindacati non capisco perché se ne preoccupassero anche loro. E comunque una cosa non mi va giù: ci dicevano che per la Breda non c�era più posto, che doveva chiudere una volta per tutte. Adesso l�hanno comprata i privati, una parte almeno, e la Breda lavora; non si poteva farlo anche allora senza licenziarci in quasi mille e duecento quanti eravamo? Io non voglio parlar bene dei padroni, perché i privati ti sfruttano peggio degli altri, però se non era per quello che l�ha comprata, la Breda Energie, secondo l�Efim io adesso avrei dovuto essere malato, senza lavoro e senza pensione, con settecentomila lire al mese di invalidità per una moglie e due figli, com�è accaduto a Franchino, Camporeale, che è morto a quarantasei anni e alla moglie e ai figli non hanno dato un soldo. A me l�hanno trovato nel sangue il linfoma, e l�hanno curato con il cortisone. Però dato che la leucemia di solito prende i bambini hanno fatto altri controlli e mi han trovato un cancro alla milza, e l�hanno tolta. Però qualche mese dopo, al controllo, non è andata bene. Ti mettono sdraiato e ti fanno dei tagli per iniettarti un liquido; tu diventi tutto blu e dove non c�è il blu vuol dire che hai un cancro. Mi hanno operato di nuovo, per togliermi un grappolo dalla gola. E adesso ne ho un altro, ma pare che vada bene così per ora.

Per tre volte il Servizio di Medicina Preventiva per gli Ambienti di Lavoro compie dei sopralluoghi alla Breda Fucine. In differenti rapporti segnalano i danni provocati alla salute degli operai dall�amianto, dal cromo e dal nichel; stigmatizzano l�assenza di ventilatori, il rumore oltre le soglie massime consentite, l�inesistente prevenzione delle malattie, il pressappochismo del "mezzo litro di latte". Non accade nulla. Dieci anni dopo s�inizia la fila dei malati e dei morti. Chiudono il reparto già che stanno chiudendo tutta la Breda, ma mettono in chiaro: niente sostanze nocive nella nostra fabbrica. Per fortuna i dirigenti non sempre sono intelligenti. Tutti i documenti riguardanti la questione del "reparto mattatoio" erano scomparsi, ma loro hanno assunto come custode uno degli operai di quel reparto e son saltati fuori i rapporti medici, le bolle di acquisto dei materiali e quant�altro allora era stato fermamente negato. Con quelle fotocopie va avanti il comitato. A giugno hanno preparato un lapide per i loro compagni e l�hanno portato in corteo per le vie di Sesto. Durante un breve comizio ha parlato l�ultimo arrivato, un barese dal forte accento. Anche a lui gli han trovato un tumore, ma nel suo dialetto di scarsa scolarità il latino viene tradotto in base all�esperienza concreta e il tumore diventa "timore". Anch�io avevo un timore - urla - ma adesso che siamo tutti qui lottiamo perché io non ce l�abbia più quel timore. Qualche professore vuole farsi avanti per correggerlo?

Qualche dirigente dopo che sono arrivate le prime lettere m�ha pure chiamato a casa. L�ingegner Pattarini, mi ricordo, aveva ricevuto una lettera dalla pretura di Milano e mi ha telefonato. M�ha detto: come si permette? ma cosa vuol pretendere lei? Quando è venuto a Milano le abbiamo dato anche la casa Breda! E io gli ho risposto che era un imbecille, che se aveva ricevuto una lettera dall�avvocato era con l�avvocato che doveva parlare, non con me per mettermi paura, perché comunque a uno nella mia condizione di paura ne rimane pochina. Loro non vogliono ammettere che lì, in quel reparto, ci fosse l�amianto. Come facciano non so, dovrebbe avere vergogna almeno. Ma non è così. Morirò? Va bene, però io pure se rimango senza capelli, se divento brutto, un mostro, io questa soddisfazione alla Breda non gliela do. Morirò come sono morti gli altri, sul lavoro, e la lotta gliela lascio in eredità ai miei figli, devono andare avanti anche loro. Mi ricordo quand�è morto Franco Camporeale, che mi sono preso paura davvero, perché lavorava proprio di fianco a me. In Breda c�era un accordo che, dopo vent�anni di lavoro, ti danno un premio di dieci milioni. A Franchino gli mancavano tre mesi per fare vent�anni quand�è morto, e il premio non glielo hanno mica dato. E allora noi abbiamo fatto una colletta e glieli abbiamo dati noi i dieci milioni. Non ci rispettano. Franchino ha lasciato moglie e figli e ha lavorato solo in Breda ed è morto della malattia dell�amianto, quindi è certo che l�hanno ammazzato lì. Ma per due mesi che mancavano l�Efim non gli ha dato niente, né la pensione né il premio.

Michele Michelino, che è il delegato Cgil più radiato della storia del sindacato, ripete sempre una frase da sussidiario: se un uomo causa la morte di un altro questo si chiama omicidio, se però quell�uomo era a conoscenza degli effetti della sua azione allora si chiama assassinio, e quando l�assassinio è di molti uomini si chiama strage. È a questa sua logica che si deve l�esistenza di un comitato per la verità sulle morti in Breda, un comitato che insegna la differenza che passa tra morti sul lavoro e morti di lavoro e una certa ripugnanza a considerare conclusa la storia operaia. C�è ancora lo stabilimento delle pompe Gabionetta, tra via Gramsci e Viale Fratelli Casiraghi, martiri partigiani, che finisce prima del cavalcavia sotto il quale si trovava l�ingresso alla Breda Fucine. C�è la nuova Breda Energia, con duecento dipendenti e i capannoni per la brocciatura, lo stoccaggio dei rifiuti e la rifilatura. Elenchi in ordine sparso che non garantiscono affatto un presente produttivo per Sesto, ma neppure la chiusura degli atti. Anche perché l�immediato passato ha i suoi morti cui dare giustizia e i loro familiari, a quali spetta un immediato risarcimento. E più ancora ci sono coloro che lottano per eliminare da qualsiasi futuro lo sfruttamento, anche dovesse apparire ancora una volta come un conflitto di classe.

Ezio Partesana


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